Iscriviti alla newsletter



Registrati alla newsletter (giornaliera o settimanale):
Ricevi aggiornamenti sulla malattia, gli eventi e le proposte dell'associazione. Il tuo indirizzo email è usato solo per gestire il servizio, non sarà mai ceduto ad altri.


Disturbo poco conosciuto sembra proprio demenza, ma può essere curato

Perdita di memoria, difficoltà motorie e problemi nel controllo della vescica sono spesso considerati indicatori precoci di demenza. Ma quelli sono gli stessi segnali di allarme di un disturbo del cervello di gran lunga meno noto che, in molti casi, è completamente reversibile.


L'idrocefalo normoteso (NPH) colpisce circa 770 mila persone tra Stati Uniti e Canada, secondo stime recenti, e la maggior parte di questi pazienti non hanno la diagnosi. Insorge quando i fluidi spinali si accumulano nel cranio e premono sul cervello.


Ma i medici hanno sviluppato un trattamento chirurgico che drena il fluido problematico dal cranio. Quando è eseguita abbastanza presto, la procedura può ripristinare completamente la memoria del paziente.


Il problema, dicono i medici, è che l'NPH spesso non è identificato correttamente. Solo in Canada, i medici stimano che circa 15.000 pazienti possono essere erroneamente diagnosticati con una condizione più grave, come l'Alzheimer e il Parkinson, che li costringe a letto o in case di cura.


“I pazienti non lo conoscono bene, e i medici nemmeno. Direi che, probabilmente, meno del cinque per cento delle persone che ce l'hanno ricevono effettivamente il trattamento“, ha detto il Dr. Mark Hamilton, neurochirurgo dell'Università di Calgary.


E' uno scenario con il quale ha familiarità Don Ethell. Nel 2012, l'ex luogotenente governatore di Alberta stava cominciando a lottare con la perdita della mobilità, della memoria e con il controllo della vescica. “Vedevo che c'era qualcosa di terribilmente sbagliato”, ha detto la moglie, Linda Ethell.


Fortunatamente per Ethell, si è recato dal dottor Hamilton, che gestisce una clinica all'Università di Calgary specializzata sull'idrocefalo. Hamilton ha testato Ethell per l'NPH e ha individuato il fluido spia nel suo cervello. Ha eseguito un intervento chirurgico, che ha comportato l'inserimento di un tubo attraverso l'addome fino al fondo del cranio per consentire al fluido di fuoriuscire.


In meno di tre mesi, Ethell è passato da essere a malapena in grado di sollevare i piedi a camminare normalmente. “Il suo cammino è migliorato notevolmente, ed i suoi test di memoria in questo momento sono normali”, ha detto il dottor Hamilton.


Questo trattamento con shunt ha un tasso di successo dell'87 per cento, secondo uno studio condotto l'anno scorso dai medici dell'Università di Calgary e della University of British Columbia. I ricercatori hanno anche scoperto che i sintomi migliorano nel 99 per cento dei casi, dopo un secondo trattamento, se necessario.


E' una trasformazione stupefacente quella che il dottor Hamilton ha visto trattando i pazienti di NPH. “Ho visto persone con demenza di grado moderato, problemi notevoli di memoria a breve termine che ora funzionano a quello che consideriamo un livello normale”, ha detto.


Il problema da affrontare con l'NPH, dice Hamilton, è la consapevolezza: “Non è un disturbo così conosciuto come dovrebbe essere. Si tratta di una preoccupazione, perché i pazienti non ne sono a conoscenza e neppure i medici. Le persone spesso vengono marcate come pazienti di Alzheimer e non hanno trattamenti efficaci. Quindi è preoccupante che molti di questi pazienti non vengano riconosciuti“.


Gli esperti dicono che il numero di adulti con NPH sta aumentando, poiché l'età è un fattore di rischio. L'NPH è trattato nella maggior parte dei centri neurochirurgici delle città canadesi, ma ci sono solo tre cliniche specializzate nell'idrocefalo: Calgary, Vancouver e London in Ontario. La clinica di Calgary è di gran lunga la più grande, con oltre 250 nuovi invii e oltre 1.400 visite di pazienti ogni anno.


Don e Linda Ethell sperano che, condividendo la loro storia, possano contribuire ad aumentare la consapevolezza sul disturbo neurologico insolito ma curabile. “E' semplicemente tragico. Spero che questo porti più consapevolezza in tutti quelli là fuori che stanno soffrendo“, ha detto Linda. Per Ethell, ottenere la cura adeguata gli ha dato un'altra prospettiva di vita. “Questa è stata una boccata d'aria fresca. Si tratta di una seconda vita“, ha detto.


La condizione, scoperta nel 1965, è considerata piuttosto rara e colpisce più di 1 adulto ogni 200 dopo i 55 anni, secondo la Spina Bifida and Hydrocephalus Association of Ontario che, in caso di preoccupazione di avere la malattia, ti consiglia 4 passi:

  1. registra i sintomi,
  2. fissa un appuntamento con il medico,
  3. chiedi una scansione CT/MRI e, una volta che hai i risultati,
  4. chiedi un appuntamento con un neurochirurgo per ulteriori informazioni.

 

 

 


Fonte: CTV News (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Copyright: Tutti i diritti di eventuali testi o marchi citati nell'articolo sono riservati ai rispettivi proprietari.

Liberatoria: Questo articolo non propone terapie o diete; per qualsiasi modifica della propria cura o regime alimentare si consiglia di rivolgersi a un medico o dietologo. Il contenuto non dipende da, nè impegna l'Associazione Alzheimer onlus di Riese Pio X. I siti terzi raggiungibili da eventuali links contenuti nell'articolo e/o dagli annunci pubblicitari sono completamente estranei all'Associazione, il loro accesso e uso è a discrezione dell'utente. Liberatoria completa qui.

Nota: L'articolo potrebbe riferire risultati di ricerche mediche, psicologiche, scientifiche o sportive che riflettono lo stato delle conoscenze raggiunte fino alla data della loro pubblicazione.


 

Notizie da non perdere

Alzheimer, Parkinson e Huntington condividono una caratteristica cruciale

26.05.2017 | Ricerche

Uno studio eseguito alla Loyola University di Chicago ha scoperto che delle proteine ​​a...

Il 'Big Bang' dell'Alzheimer: focus sulla tau mortale che cambi…

11.07.2018 | Ricerche

Degli scienziati hanno scoperto un "Big Bang" del morbo di Alzheimer (MA) - il punto pre...

Preoccupazione, gelosia e malumore alzano rischio di Alzheimer per le donne

6.10.2014 | Ricerche

Le donne che sono ansiose, gelose o di cattivo umore e angustiate in me...

Scoperta inaspettata: proteine infiammatorie possono rallentare il declino cog…

5.07.2021 | Ricerche

Finora la ricerca aveva collegato l'infiammazione al morbo di Alzheimer (MA), però scien...

L'Alzheimer inizia all'interno delle cellule nervose?

25.08.2021 | Ricerche

Uno studio sperimentale eseguito alla Lund University in Svezia ha rivelato che la prote...

Il Protocollo Bredesen: si può invertire la perdita di memoria dell'Alzhe…

16.06.2016 | Annunci & info

I risultati della risonanza magnetica quantitativa e i test neuropsicologici hanno dimostrato dei...

Sciogliere il Nodo Gordiano: nuove speranze nella lotta alle neurodegenerazion…

28.03.2019 | Ricerche

Con un grande passo avanti verso la ricerca di un trattamento efficace per le malattie n...

Il nuovo collegamento tra Alzheimer e inquinamento dell'aria

13.05.2020 | Esperienze & Opinioni

Il mio primo giorno a Città del Messico è stato duro. Lo smog era così fitto che, mentre...

La scoperta del punto di svolta nell'Alzheimer può migliorare i test di n…

20.05.2022 | Ricerche

 Intervista al neurologo William Seeley della Università della California di San Francisco

...

LATE: demenza con sintomi simili all'Alzheimer ma con cause diverse

3.05.2019 | Ricerche

È stato definito un disturbo cerebrale che imita i sintomi del morbo di Alzheimer (MA), ...

Come rimodellare con le arti l'assistenza alla demenza

14.12.2020 | Esperienze & Opinioni

Da bambina, Anne Basting è andata a trovare la nonna nella casa di riposo. 'Impressionante' è la ...

Microglia: ‘cellule immunitarie’ che proteggono il cervello dalle malattie, ma…

28.05.2020 | Esperienze & Opinioni

Sappiamo che il sistema immunitario del corpo è importante per tenere tutto sotto controllo e per...

Dare un senso alla relazione obesità-demenza

2.08.2022 | Esperienze & Opinioni

Questo articolo farà capire al lettore perché l'obesità a volte può aumentare il rischio...

IFITM3: la proteina all'origine della formazione di placche nell'Alz…

4.09.2020 | Ricerche

Il morbo di Alzheimer (MA) è una malattia neurodegenerativa caratterizzata dall'accumulo...

Ricetta per una vita felice: ingredienti ordinari possono creare lo straordina…

9.09.2019 | Esperienze & Opinioni

Se potessi porre ad ogni essere umano sulla Terra una domanda - qual è la ricetta per un...

Invertita per la prima volta la perdita di memoria associata all'Alzheime…

1.10.2014 | Ricerche

La paziente uno aveva avuto due anni di perdita progressiva di memoria...

Puoi distinguere il delirium dalla demenza? È solo questione di tempi

17.06.2021 | Esperienze & Opinioni

Quante volte hai sentito qualcuno esclamare "Tu deliri!" o "Sei un demente!", nell'incre...

Aumentano le evidenze di origini alternative delle placche di Alzheimer

13.06.2022 | Ricerche

I risultati di uno studio potrebbero spiegare perché i farmaci progettati per rimuovere i depositi d...

Dott. Perlmutter: Sì, l'Alzheimer può essere invertito!

6.12.2018 | Ricerche

Sono spesso citato affermare che non esiste un approccio farmaceutico che abbia un'effic...

Cibo per pensare: come la dieta influenza il cervello per tutta la vita

7.10.2024 | Esperienze & Opinioni

Una quantità di ricerche mostra che ciò che mangiamo influenza la capacità del corpo di ...

Logo AARAssociazione Alzheimer OdV
Via Schiavonesca 13
31039 Riese Pio X° (TV)

Seguici su

 
enfrdeites

We use cookies

Utilizziamo i cookie sul nostro sito Web. Alcuni di essi sono essenziali per il funzionamento del sito, mentre altri ci aiutano a migliorare questo sito e l'esperienza dell'utente (cookie di tracciamento). Puoi decidere tu stesso se consentire o meno i cookie. Ti preghiamo di notare che se li rifiuti, potresti non essere in grado di utilizzare tutte le funzionalità del sito.