Può essere lo squilibrio di calcio nei neuroni a innescare l'Alzheimer

Può essere lo squilibrio di calcio nei neuroni a innescare l'Alzheimer



I mitocondri - talvolta chiamati 'centrale energetica della cellula' - sono piccole strutture che trasformano il cibo in energia, in 'carburante' per le cellule.


Nei mitocondri di una cellula cerebrale gli ioni di calcio controllano quanta energia viene prodotta per il funzionamento del cervello. Ricerche precedenti avevano dimostrato che una produzione eccessiva di calcio può causare la morte dei neuroni, collegando quindi uno squilibrio di calcio con il processo neurodegenerativo dell'Alzheimer.


Fino ad ora, tuttavia, era sconosciuto il meccanismo esatto che collega la neurodegenerazione di Alzheimer con lo squilibrio di calcio mitocondriale. Una nuova ricerca, guidata da Pooja Jadiya, borsista... [Leggi tutto]

Altro farmaco sperimentale riesce a ridurre l'Alzheimer ... dei topi

Altro farmaco sperimentale riesce a ridurre l'Alzheimer ... dei topi



Uno studio pubblicato sulla rivista Alzheimer's & Dementia ha cercato di capire se il composto AC253 può inibire una proteina "canaglia" chiamata amiloide.


La proteina si trova in gran numero nel cervello dei malati di Alzheimer e si sospetta che sia un protagonista dello sviluppo della malattia.


"Per come la vedo io, è difficile ignorare il giocatore più importante in campo, che è la proteina amiloide. Qualunque trattamento si riuscirà a sviluppare dovrà affrontare quel giocatore", dice Jack Jhamandas, professore di Neurologia della Facoltà di Medicina e Odontoiatria all'Università di Alberta e autore senior dello studio. "Nel nostro lavoro precedente avevamo dimostrato... [Leggi tutto]

Quello che non ti uccide, ti rende più forte

Quello che non ti uccide, ti rende più forte



I biologi sanno da decenni che sopportare un breve periodo di stress lieve permette agli organismi semplici e alle cellule umane di sopravvivere meglio a un successivo stress più tardi nella vita.


Ora, gli scienziati del Sanford Burnham Prebys Medical Discovery Institute (SBP) hanno scoperto che un processo cellulare chiamato autofagia è coinvolto in modo cruciale nei benefici dello stress temporaneo.


Lo studio, pubblicato ieri su Nature Communications, crea nuovi percorsi per perseguire i trattamenti per le malattie neurologiche come l'Huntington, e probabilmente l'Alzheimer e il Parkinson.


L'autofagia è un mezzo per riciclare parti vecchie, rotte o non più necessarie di cellule,... [Leggi tutto]

Studio: la terapia ormonale potrebbe non proteggere dall'Alzheimer

Studio: la terapia ormonale potrebbe non proteggere dall'Alzheimer

L'ultimo studio su terapia ormonale e Alzheimer non mostra alcuna relazione tra i farmaci e la possibilità di sviluppare la malattia in seguito. Alcuni studi precedenti avevano dimostrato che la terapia ormonale può aumentare il rischio di malattia, mentre altri avevano dimostrato il contrario. Il nuovo studio è stato pubblicato on line ieri, 15 febbraio 2017, su Neurology®.


"Anche se le donne hanno comunque bisogno di parlare con il medico dei rischi ed i benefici della terapia ormonale in menopausa, questo studio non ha fornito la forte evidenza che la terapia ormonale sia in grado di proteggere le donne dall'Alzheimer",... [Leggi tutto]

E' depressione o demenza? La scansione SPECT aiuta a distinguerle

E' depressione o demenza? La scansione SPECT aiuta a distinguerleA sinistra scansioni SPECT cerebrali di un paziente con demenza di Alzheimer che mostra un flusso sostanzialmente ridotto di sangue al cervello nei lobi temporali e parietali, a destra quelle di una persona con depressione che ha una lieve diminuzione del flusso sanguigno nel lobo frontale. (Fonte: Amen Clinics)

Il paziente ha la depressione o un disturbo cognitivo (CD) come l'Alzheimer? O entrambi? Dal momento che entrambi i disordini hanno sintomi che si sovrappongono, come può il medico distinguerle per fare una diagnosi appropriata?


In un nuovo studio pubblicato sul Journal of Alzheimer's Disease, dei ricercatori hanno scoperto che la Tomografia a Emissione di Singolo Fotone (SPECT), può aiutare a distinguere queste categorie diagnostiche. "Questa è una domanda clinica cruciale che ha implicazioni pratiche per la gestione del paziente e del trattamento", ha spiegato il primo autore e psichiatra Daniel G. Amen MD. "Questi disturbi hanno prognosi e trattamenti molto diversi, e l'accuratezza diagnostica può migliorare i risultati per alcuni pazienti".


Gli autori scrivono che "il deficit cognitivo è presente in circa la metà delle persone che soffrono di depressione a insorgenza tardiva e la depressione è evidente dal 9% al 65% dei soggetti con demenza. Gli studi hanno indicato che la prevalenza della depressione nei pazienti con decadimento cognitivo lieve è del 25%. Di conseguenza, è spesso difficile distinguere in termini diagnostici la depressione e i disturbi cognitivi".


Tradizionalmente, la depressione può essere diagnosticata con strumenti come il Beck Depression Inventory. Tuttavia, non c'è alcuna differenza statisticamente significativa nel carico di sintomi di depressione su questo inventario tra persone con depressione più CD, rispetto a quelle con una delle condizioni. Questo aumenta la difficoltà di distinguere questi disturbi solo in base alla gravità dei sintomi della depressione.


"Una delle intuizioni più grandi degli ultimi dieci anni è il legame tra depressione e psicologia del declino cognitivo della vecchiaia. Raji e colleghi hanno esteso l'approccio al substrato biologico con un approccio elegante di scansione. Questi studi mettono ulteriormente l'invecchiamento cerebrale su una base biologica ferma", ha aggiunto George Perry PhD, redattore capo del Journal of Alzheimer's Disease, preside e Professore di Biologia dell'Università del Texas di San Antonio.


In quello che è uno degli studi più grandi di questo tipo, sono stati esaminati 4.541 soggetti, 847 dei quali erano stati diagnosticati con demenza, 3.269 con depressione, e 425 con entrambe le condizioni. Usando la SPECT cerebrale, una tecnica di medicina nucleare che misura il flusso e l'attività del sangue, i ricercatori hanno scoperto che le persone con disturbi cognitivi avevano un flusso ridotto di sangue in più aree del cervello di quelli con depressione, soprattutto nell'ippocampo e nei lobi temporale e parietale.


Hanno anche scoperto che la SPECT può distinguere la depressione dal CD con l'86% di precisione. Inoltre, la SPECT cerebrale ha dimostrato di distinguere la depressione o la demenza nelle persone con entrambe le patologie con l'83% di precisione.

 

 

 


Fonte: Amen Clinics via EurekAlert! (> English text) - Traduzione di Franco Pellizzari.

Riferimenti: Daniel G.Amen, Pavitra Krishnamani, Somayeh Meysami, Andrew Newberg, Cyrus A. Raji. Classification of Depression, Cognitive Disorders, and Co-Morbid Depression and Cognitive Disorders with Perfusion SPECT Neuroimaging. Journal of Alzheimer's Disease, Preprint, pp. 1-14, 2017. DOI: 10.3233/JAD-161232

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miR-29: la micromolecola anti-invecchiamento che inibisce il deposito di ferro nei neuroni

miR-29: la micromolecola anti-invecchiamento che inibisce il deposito di ferro nei neuroni

Più anziani diventiamo, più il cervello invecchia. Le capacità cognitive declinano e aumenta costantemente il rischio di sviluppare malattie neurodegenerative come la demenza, l'Alzheimer e il Parkinson o di avere un ictus. Una causa possibile è l'accumulo di molecole di ferro all'interno dei neuroni, che sembra essere comune a tutti i vertebrati.


In un progetto di ricerca collaborativo, nell'ambito del consorzio JenAge, ricercatori del Leibniz Institute on Aging / Fritz Lipmann Institute (FLI) di Jena in Germania, e della Scuola Normale Superiore (SNS) di Pisa, hanno scoperto che questo accumulo di ferro è legato a un microRNA chiamato miR-29. Finora... [Leggi tutto]

I figli di portatori della mutazione C9ORF72 rischiano prima la demenza frontotemporale

 

 

La causa genetica più comune della demenza frontotemporale (FTD) e della sclerosi laterale amiotrofica (SLA) è una mutazione nel gene C9orf72.


Ricercatori della VIB (Vlaams Instituut voor Biotechnologie) e della University of Antwerp, diretti dalla Prof.ssa Christine Van Broeckhoven, hanno dimostrato che, se un genitore che è portatore della mutazione la passa ai figli, essi ne saranno interessati in età più giovane (rispetto al genitore). Non ci sono indicazioni che la malattia progredisca più rapidamente. Questi risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica internazionale JAMA Neurology.


La Prof.ssa Christine Van Broeckhoven (VIB-UAntwerp) dice: "Questa ricerca si... [Leggi tutto]

Nuova scoperta potrebbe essere grande passo avanti per le malattie neurologiche

Nuova scoperta potrebbe essere grande passo avanti per le malattie neurologiche

La scoperta di un nuovo meccanismo che controlla il modo in cui le cellule nervose del cervello comunicano tra loro, per regolare l'apprendimento e la memoria a lungo termine, potrebbe avere importanti benefici per capire come funziona il cervello e ciò che va storto nelle malattie neurodegenerative come l'epilessia e la demenza.


La svolta, pubblicata su Nature Neuroscience, è stata fatta da scienziati dell'Università di Bristol e della University of Central Lancashire. I risultati avranno implicazioni di vasta portata in molti aspetti delle neuroscienze.


Il cervello umano contiene circa 100 miliardi di cellule nervose, ognuna delle quali ha circa 10.000... [Leggi tutto]

Anomalia della tau è alla base della degenerazione lobare frontotemporale, demenza di mezza età

Anomalia della tau è alla base della degenerazione lobare frontotemporale, demenza di mezza età



La degenerazione lobare frontotemporale (FTLD) è un tipo di demenza caratterizzato da cambiamenti di personalità, disfunzioni del linguaggio e comportamento anormale.


Ha una insorgenza più precoce dell'Alzheimer, ed è associata ad un accumulo della proteina tau nelle cellule nervose interessate (neuroni).


Una ricerca giapponese guidata dall'Università di Nagoya ha ora rivelato che la perdita di interazione tra due proteine ​​leganti il RNA cambia il rapporto tra l'espressione di diverse forme della proteina tau, producendo il fenotipo FTLD nei topi, e che questo potrebbe essere invertito riequilibrando il tasso di tau. Lo studio è stato pubblicato su Cell Reports.


La proteina... [Leggi tutto]

Ciceroni non funzionanti: la causa comune alla radice di Alzheimer e altre neurodegenerazioni

Ciceroni non funzionanti: la causa comune alla radice di Alzheimer e altre neurodegenerazioni

La perdita della funzione motoria e dell'acutezza mentale associata alla malattia di Huntington potrebbe essere curabile ripristinando un processo cellulare di controllo della qualità, che i ricercatori della Duke University hanno identificato come un fattore chiave della malattia degenerativa.


L'Huntington è una malattia ereditaria che provoca la graduale erosione delle cellule nervose, on conseguente deterioramento e morte. Essa colpisce circa una persona su 10.000 negli Stati Uniti e non ha una cura.


Come altre malattie neurodegenerative, tipo l'Alzheimer e il Parkinson, l'Huntington insorge quando alcune molecole proteiche non riescono a piegarsi nella forma strutturale richiesta per la loro funzione.... [Leggi tutto]

Nell'Alzheimer i rifiuti cellulari espulsi da un neurone vanno a danneggiare i vicini

Nell'Alzheimer i rifiuti cellulari espulsi da un neurone vanno a danneggiare i vicini



Scienziati della Rutgers University dicono che le malattie neurodegenerative come l'Alzheimer e il Parkinson possono essere collegate allo smaltimento di proteine ​​tossiche da parte di cellule cerebrali difettose, che fanno ammalare le cellule vicine.


In uno studio pubblicato su Nature, Monica Driscoll, professore di biologia molecolare e biochimica, e il suo team, hanno scoperto che, anche se i neuroni sani dovrebbero essere in grado di vagliare e liberare le cellule cerebrali dalle proteine ​​tossiche e da strutture cellulari danneggiate senza causare problemi, i dati di laboratorio indicano che questo non sempre avviene.


Questi risultati, secondo la Driscoll, potrebbero avere importanti... [Leggi tutto]

Riconfermato il ruolo decisivo della flora intestinale nell'Alzheimer

Riconfermato il ruolo decisivo della flora intestinale nell'Alzheimer



Poiché i nostri batteri intestinali hanno un impatto importante sulla nostra salute, attraverso l'interazione tra sistema immunitario, mucosa intestinale e dieta, la composizione della flora intestinale è di grande interesse per la ricerca sulle malattie come l'Alzheimer.


La composizione esatta della nostra flora intestinale dipende dal tipo di batteri che riceviamo alla nascita, dai geni e dalla dieta.


Studiando topi sani e malati, i ricercatori hanno scoperto che i topi affetti da Alzheimer hanno una composizione diversa dei batteri intestinali rispetto ai topi sani. I ricercatori hanno anche studiato l'Alzheimer in topi completamente senza batteri per testare ulteriormente il rapporto... [Leggi tutto]

Caregiver in hospice: depressione e ansia insorgono molto presto

Caregiver in hospice: depressione e ansia insorgono molto presto

Attualmente, più di 34 milioni di persone negli Stati Uniti assistono i propri cari malati terminali, ma ci sono poche risorse disponibili per aiutarli a muoversi tra le difficoltà che incontrano.


Uno studio condotto all'Università del Missouri ha rilevato che quasi un quarto dei caregiver è depresso moderatamente o gravemente e quasi un terzo aveva ansia da moderata a grave. I ricercatori raccomandano che i medici prendano in carico tutta la famiglia, individuando i primi segni di depressione e ansia.


"Anche se i caregiver che si prendono cura di un famigliare o una persona cara alla fine dei suoi giorni... [Leggi tutto]

Vivere-insieme-separati: le nuove sfide per la malattia e il caregiving

Vivere-insieme-separati: le nuove sfide per la malattia e il caregiving

Dal 1990 il tasso di divorzio degli over-50 è raddoppiato. Questa tendenza, insieme alla speranza più lunga di vita, ha portato a nuove partnership nella fase avanzata della vita.


Il nuovo fenomeno 'Vivere-Insieme-Separati' (LAT, Living Apart Together), un rapporto intimo senza una residenza condivisa, sta diventando sempre più diffuso come forma alternativa di impegno.


I ricercatori dell'Università del Missouri dicono che, mentre la tendenza è ben compresa in Europa, è meno nota negli Stati Uniti. Ciò significa che le sfide, ad esempio come un partner LAT può impegnarsi nel caregiving famigliare o nel processo decisionale, potrebbero influenzare i bisogni della... [Leggi tutto]

Oligonucleotidi antisenso: è possibile evitare i grovigli di tau, e quindi l'Alzheimer?

Oligonucleotidi antisenso: è possibile evitare i grovigli di tau, e quindi l'Alzheimer?



In uno studio su topi e scimmie, dei ricercatori hanno dimostrato di poter prevenire e invertire alcuni dei danni cerebrali causati dalla forma tossica della proteina tau.


I risultati, pubblicati su Science Translational Medicine, suggeriscono che si dovrebbe perseguire lo studio di composti, chiamati «oligonucleotidi antisenso tau», progettati geneticamente per bloccare la produzione della linea di assemblaggio della tau di una cellula, come trattamento efficace per vari disturbi.


E' normale per le cellule di tutto il corpo produrre proteine ​​tau. Però delle forme tossiche della tau si raggruppano all'interno di cellule morenti del cervello e formano i grovigli neurofibrillari in... [Leggi tutto]

Gli anziani che assumono molti farmaci hanno un rischio maggiore di fragilità

Gli anziani che assumono molti farmaci hanno un rischio maggiore di fragilità

Con l'avanzare dell'età, si tende a sviluppare una serie di preoccupazioni e di condizioni di salute croniche e spesso la loro gestione implica prendere molti farmaci diversi. Quando gli anziani prendono 5 o più farmaci (uno scenario definito «politerapia» dagli esperti della salute) ci può essere un aumento del rischio di effetti collaterali dannosi.


È interessante notare che l'assunzione di più di 5 farmaci è legata alla fragilità, forse perché i farmaci interagiscono, influenzando la nostra capacità di funzionare bene con l'avanzare dell'età. La fragilità è un problema connesso all'invecchiamento. La persona fragile può essere debole, avere meno resistenza e... [Leggi tutto]

Ricercatori di Alzheimer risolvono il mistero di una proteina intrigante

Ricercatori di Alzheimer risolvono il mistero di una proteina intrigante

Importanti neuroscienziati hanno chiarito il ruolo che ha nell'Alzheimer una proteina controversa del sistema immunitario, che mostra effetti opposti tra le fasi precoci e quelle tardive della malattia.


La loro scoperta armonizza studi precedenti che avevano lasciato i ricercatori in conflitto e che avevano dimostrato che la proteina può sia esacerbare che migliorare i sintomi della malattia. Il modello aggiornato della progressione della malattia, pubblicato sul Journal of Neuroscience, evidenzia anche la necessità di allineare alcune terapie con i vari stadi della malattia.


La proteina in questione è la TREM2 (Triggering Receptor Expressed on Myeloid cells 2= recettore attivante espresso... [Leggi tutto]

Dieta con molta uva previene il declino cerebrale metabolico, migliora attenzione e memoria

Dieta con molta uva previene il declino cerebrale metabolico, migliora attenzione e memoria



Il consumo di uva due volte al giorno per sei mesi ha impedito un calo metabolico significativo nelle aree correlate all'Alzheimer del cervello, in uno studio su persone con declino precoce della memoria.


Un'attività metabolica bassa in queste aree del cervello è un segno distintivo di Alzheimer precoce.


I risultati dello studio hanno dimostrato che una dieta arricchita con uva protegge dal declino dell'attività metabolica. Inoltre, coloro che hanno mantenuto una dieta arricchita di uva hanno esibito un aumento del metabolismo in altre aree del cervello che si correlano con miglioramenti singoli nell'attenzione e nelle prestazioni della memoria di lavoro,... [Leggi tutto]

Ricerca indica l'attivazione di una proteina disregolata per trattare la perdita di memoria

Ricerca indica l'attivazione di una proteina disregolata per trattare la perdita di memoria

I ricercatori della Universitat Autònoma de Barcelona hanno scoperto un nuovo meccanismo molecolare che regola la formazione della memoria associativa nell'ippocampo, un'area del cervello profondamente influenzata nelle fasi iniziali di alcune malattie neurodegenerative come l'Alzheimer.


Lo studio, diretto da Carlos Saura dell'Istituto di Neuroscienze, ​​è pubblicato nell'edizione di questo mese della rivista scientifica Biological Psychiatry.


La memoria associativa è necessaria per correlare e ricordare a lungo termine situazioni, luoghi e persone ed è una delle funzioni cognitive interessate dai casi di demenza, come l'Alzheimer. Questo nuovo studio dimostra che una proteina chiamata CRTC1, che regola dei geni essenziali per la funzione neuronale,... [Leggi tutto]

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