Studio trova che un aumento della pressione in vecchiaia può proteggere dalla demenza

Studio trova che un aumento della pressione in vecchiaia può proteggere dalla demenza



Nuovi risultati di uno studio pubblicato ieri on-line sulla rivista scientifica dell'Alzheimer's Association suggeriscono che l'alta pressione in vecchiaia è associata a un rischio più basso di demenza dopo i 90 anni, soprattutto se l'ipertensione insorge dopo gli 80.


In genere si ritiene che la pressione alta e gli altri rischi della salute del cuore aumentino il rischio di demenza, ma queste nuove scoperte sfidano questa idea e aggiungono conoscenze su ipertensione e rischio di demenza.


I ricercatori della University of California di Irvine e i colleghi hanno seguito 559 persone per una media di 2,8 anni, indagando sul rapporto... [Leggi tutto]

Gli effetti a lungo termine dei mini ictus possono contribuire alla demenza

 

 

Le evidenze confermano in modo schiacciante un legame tra il declino cognitivo e le malattie cerebrovascolari come l'aterosclerosi, l'arteriolosclerosi e l'angiopatia amiloide cerebrale.


Gli individui con malattie cerebrovascolari hanno non solo una maggiore incidenza di microinfarti corticali (mini-ictus), ma gli studi istologici post mortem e quelli radiologici in vivo trovano anche che l'onere dei microinfarti è significativamente maggiore nelle persone con 'deterioramento cognitivo vascolare e demenza' (VCID) rispetto ai coetanei non affetti da demenza.


Fino ad ora si conoscevano poco i meccanismi con cui queste lesioni minuscole (da ~0,05 a 3 mm di diametro) contribuiscono al deficit cognitivo, compresa... [Leggi tutto]

Il ritmo che rende permanente la memoria

Il ritmo che rende permanente la memoria



Ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo, la memoria ha bisogno non solo di essere acquisita, ma anche stabilizzata con un processo chiamato 'consolidamento della memoria'.


Si ritiene che le onde cerebrali abbiano un ruolo importante in questo processo, ma finora era ancora sconosciuto il meccanismo sottostante che determina la forma e il ritmo.


Uno studio appena pubblicato su Neuron dimostra che una delle onde cerebrali importanti per consolidare la memoria è dominata dall'inibizione sinaptica.


Le cosiddette 'increspature delle onde acute' (SWR-Sharp Wave Ripples) sono uno dei tre tipi di onde cerebrali provenienti dall'ippocampo. Il nuovo studio, una collaborazione tra i... [Leggi tutto]

I nostri sensi non riescono ad apprendere nelle condizioni di stress

I nostri sensi non riescono ad apprendere nelle condizioni di stress

Lo stress fa parte della nostra vita quotidiana; mentre alcuni ci prosperano, altri ne sono danneggiati. Ma sui nostri sensi qual'è l'effetto dello stress?


Con l'allenamento possiamo affinare i nostri sensi in modo da migliorare la prestazione percettiva ma l'ormone dello stress cortisolo blocca completamente questa importante abilità. La scoperta è riferita nel numero corrente di Psychoneuroendocrinology da neuroscienziati della Ruhr University di Bochum.


"Ricerche precedenti avevano già dimostrato che lo stress può impedire il recupero dei ricordi. Ma ora abbiamo scoperto che ha anche un effetto importante sulla nostra percezione e sull'apprendimento percettivo", spiega il dottor Hubert Dinse, uno degli autori... [Leggi tutto]

Non solo ippocampo: la memoria si può formare anche nella corteccia entorinale

Non solo ippocampo: la memoria si può formare anche nella corteccia entorinale

Fino ad ora l'ippocampo era considerato l'area più importante del cervello per la formazione e il richiamo della memoria, mentre le altre regioni contribuivano solo come subordinate. Ma uno studio pubblicato ieri su Science ritiene che una regione del cervello chiamata 'corteccia entorinale' abbia un ruolo nuovo e indipendente nella memoria.


Un team di ricercatori guidato da Jozsef Csicsvari, professore dell'Istituto di Scienza e Tecnologia Austria (IST Austria), ha dimostrato nei ratti che la corteccia entorinale rivede i ricordi del movimento indipendentemente dall'input dell'ippocampo.


"Fino ad ora la corteccia entorinale era considerata asservita all'ippocampo, sia nella formazione che nel richiamo della... [Leggi tutto]

Demenza rurale: è il caso di parlarne

Demenza rurale: è il caso di parlarne

Una ricerca effettuata alla Plymouth University sull'esperienza della demenza degli agricoltori e delle relative famiglie, e il suo impatto sulla loro attività e vita familiare, ha individuato quattro aree di preoccupazione che devono essere affrontate se vogliamo gestire la demenza nelle campagne. E' la prima volta che la ricerca affronta questo problema in agricoltura.


Lo studio lungo un anno è stato eseguito dalla Dott.ssa Claire Kelly e dal dottor Richard Yarwood della Facoltà di Scienze Geografiche, Ambientali e della Terra dell'Università di Plymouth, con il supporto di Ian Sherriff, esperto di demenza dell'Università e presidente del Rural Dementia Friendly... [Leggi tutto]

Trovati due nuovi obiettivi potenziali per una cura dell'Alzheimer

Trovati due nuovi obiettivi potenziali per una cura dell'Alzheimer

1: «Ubiquitin-Specific Peptidase 9» (USP9)

"Il rischio di sviluppare l'Alzheimer in età avanzata è molto più alto nelle donne che negli uomini, anche dopo l'aggiustamento per l'aspettativa di vita media più lunga delle donne", spiega Enrico Glaab, del Luxembourg Centre for Systems Biomedicine.


Glaab ha preso spunto da questo per iniziare a cercare le differenze molecolari tra i sessi che possono contribuire alle differenze nella frequenza e nelle caratteristiche della malattia. Per farlo, lui e il suo team hanno analizzato migliaia di serie di dati su campioni dal cervello di circa 650 persone decedute di entrambi i sessi, alcune delle quali... [Leggi tutto]

Gli antidepressivi in Alzheimer aumentano il rischio di fratture dell'anca

Gli antidepressivi in Alzheimer aumentano il rischio di fratture dell'anca

L'uso di antidepressivi raddoppia quasi il rischio di frattura dell'anca nelle persone con Alzheimer che vivono a casa propria, secondo un nuovo studio eseguito all'Università della Finlandia Orientale. L'aumento del rischio è massimo all'inizio dell'uso di antidepressivi e rimane elevato anche 4 anni più tardi. I risultati sono stati pubblicati nel Journal of Geriatric Psychiatry.


I ricercatori hanno abbinato a ogni persona con Alzheimer due controlli coetanei dello stesso sesso, senza la malattia. L'uso di antidepressivi si è associato a un rischio doppio di frattura dell'anca rispetto ai controlli. Tuttavia, anche il numero relativo di fratture dell'anca era più alto... [Leggi tutto]

Nuove scoperte sulle cellule di supporto ai neuroni: implicazioni per l'Alzheimer

Nuove scoperte sulle cellule di supporto ai neuroni: implicazioni per l'Alzheimer

 

Ricerca 1: Le 'domestiche' del cervello si rinnovano più velocemente di quanto si pensava

 

Le cellule del cervello responsabili del rilevamento e della riparazione di danni di lieve entità si rinnovano più rapidamente di quanto si pensasse, secondo quanto ha dimostrato una nuova ricerca.


Lo studio, guidato dall'Università di Southampton e pubblicato in Cell Reports, dimostra che il ricambio di queste cellule, chiamate microglia, è 10 volte più veloce, consentendo all'intera popolazione di cellule microgliali di rinnovarsi più volte nel corso della vita.


"Le microglia scansionano costantemente il cervello per trovare e risolvere i problemi; potremmo chiamarle le domestiche... [Leggi tutto]

I sedentari hanno la stessa probabilità di demenza dei portatori di rischio genetico

I sedentari hanno la stessa probabilità di demenza dei portatori di rischio genetico

Gli anziani sedentari senza fattori di rischio genetico per la demenza possono avere le stesse probabilità di sviluppare la malattia di quelli che ne sono geneticamente predisposti, secondo un importante studio che ha seguito più di 1.600 canadesi nell'arco di cinque anni.


I risultati, pubblicati sul Journal of Alzheimer's Disease, gettano nuova luce sul rapporto tra geni, fattori di stile di vita e demenza.


I ricercatori, che hanno monitorato i partecipanti al Canadian Study of Health and Aging, hanno scoperto che, mentre i portatori di una variante del genotipo «apolipoproteina E» hanno più probabilità di sviluppare la demenza, l'inattività... [Leggi tutto]

E' l'accumulo di proteine ad innescare l'infiammazione associata all'Alzheimer

E' l'accumulo di proteine ad innescare l'infiammazione associata all'Alzheimer

 

 

Gli autori di uno studio pubblicato online su The FASEB Journal hanno dimostrato che è l'aumento degli aggregati di proteine ​​danneggiate all'interno dei neuroni (evento normale nel cervello che invecchia) a scatenare le risposte infiammatorie causate dal sistema immunitario, che precedono l'Alzheimer e altre malattie neurologiche.


"Ci auguriamo che il futuro sviluppo di terapie volte a prevenire o rimuovere l'accumulo di proteine ​​aggregate all'interno del cervello che invecchi possa portare a stili di vita sani negli anziani, mantenendo le loro capacità cognitive", ha detto Antonio Currais PhD, co-autore del lavoro e ricercatore associato del Salk Institute for Biological Studies... [Leggi tutto]

Studio: razione alta di colesterolo e 1 uovo al giorno non aumentano il rischio di disturbi della memoria

Studio: razione alta di colesterolo e 1 uovo al giorno non aumentano il rischio di disturbi della memoria



Un nuovo studio dell'Università della Finlandia Orientale dimostra che un apporto relativamente elevato di colesterolo nella dieta, o un uovo al giorno, NON influenzano il rischio di demenza o di Alzheimer.


Inoltre, non è stata trovata alcuna associazione nei portatori della variante genetica APOE4 che colpisce il metabolismo del colesterolo e aumenta il rischio di disturbi della memoria. L'APOE4 è comune in Finlandia. I risultati sono stati pubblicati sull'American Journal of Clinical Nutrition.


Livelli alti di colesterolo nel siero sono stati collegati [da precedenti ricerche] non solo ad un maggiore rischio di malattie cardiovascolari, ma anche a un rischio più... [Leggi tutto]

I bilingue usano il cervello in modo più efficiente, risparmiando risorse in vecchiaia

I bilingue usano il cervello in modo più efficiente, risparmiando risorse in vecchiaia

I risultati di una nuova ricerca dimostrano che le persone bilingui sono brave a risparmiare l'energia del cervello. Per eseguire un compito, il cervello recluta reti diverse (i percorsi dove fluiscono diversi tipi di informazioni) a seconda del compito da fare.


Il team di Ana Inés Ansaldo PhD, ricercatrice del Centre de recherche de l'Institut universitaire de gériatrie de Montréale professoressa dell'Université de Montréal, ha confrontato le cosiddette «connessioni funzionali» del cervello tra anziani monolingui e bilingue. Il suo team ha stabilito che anni di bilinguismo cambiano il modo con cui il cervello esegue compiti che richiedono di concentrarsi su... [Leggi tutto]

Sostanze nelle piante mediterranee hanno il potere di ritardare le malattie da invecchiamento

Sostanze nelle piante mediterranee hanno il potere di ritardare le malattie da invecchiamento

Il Mediterraneo è un paradiso per gli amanti del mare cristallino e dei paesaggi baciati dal sole. Ora, grazie al lavoro di scienziati dell'Università di Malta e del Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS / Università di Bordeaux), può acquisire l'ulteriore fascino di essere una vera e propria fontana della giovinezza.


Alzheimer e Parkinson sono classici disturbi legati all'età, caratterizzati dall'accumulo di grumi di proteine ​​adesive che nel tempo danneggiano il sistema nervoso erodendo la mobilità o la memoria. Sono enormi sia la sofferenza umana che provocano, sia la pressione sui sistemi sanitari.


Ma c'è una speranza all'orizzonte. Delle sostanze... [Leggi tutto]

Un tablet potrebbe aiutare molto a gestire l'agitazione della demenza

Un tablet potrebbe aiutare molto a gestire l'agitazione della demenza

Un nuovo studio pilota condotto da Ipsit Vahia MD, direttore medico dei servizi ambulatoriali di psichiatria geriatrica al McLean Hospital, suggerisce che l'uso del computer tablet è sicuro, ed è un approccio potenzialmente efficace per gestire l'agitazione dei pazienti con demenza.


"L'uso del tablet come intervento non farmacologico per l'agitazione degli anziani, compresi quelli con demenza grave, sembra essere fattibile, sicuro, e di utilità potenziale", ha detto Vahia. "I nostri risultati preliminari sono un primo passo per sviluppare i dati empirici tanto necessari per i medici e i caregiver sul modo di usare la tecnologia (come i tablet) come strumento... [Leggi tutto]

Topo modello di Alzheimer indica un possibile trattamento per la malattia

Topo modello di Alzheimer indica un possibile trattamento per la malattia



Un nuovo studio apparso in Biological Psychiatry riferisce che il trattamento con un inibitore del 12/15-lipossigenasi, un enzima elevato nei pazienti con Alzheimer (AD), inverte il declino cognitivo e la neuropatologia in un topo modello di AD.


Gli effetti sono stati osservati dopo che il fenotipo simile all'AD si era già instaurato nei topi, fatto promettente per il suo potenziale uso terapeutico, perché la neuropatologia tende a svilupparsi molti anni prima della comparsa dei sintomi nei pazienti di AD.


Lo studio, dell'autore senior Domenico Praticὸ e dei colleghi della Temple University di Filadelfia in Pennsylvania, offre qualche speranza di un nuovo... [Leggi tutto]

Uomini e topi: proprietà elettriche uniche dei neuroni umani fanno la differenza

Uomini e topi: proprietà elettriche uniche dei neuroni umani fanno la differenza



Le avanzate capacità cognitive del cervello umano sono spesso attribuite alla nostra neocorteccia che si è evoluta relativamente di recente.


Il confronto tra il cervello umano e quello dei roditori mostra che la corteccia umana è più spessa, contiene più materia bianca, ha neuroni più grandi, e le sue abbondanti cellule piramidali (in precedenza chiamate neuroni "psichici") hanno più connessioni sinaptiche per cellula rispetto ai roditori.


Tuttavia, gli scienziati dovevano ancora capire se ci sono differenze importanti a livello biofisico negli elementi di base della neocorteccia umana, i neuroni piramidali. Queste cellule possiedono proprietà biofisiche uniche che potrebbero avere un... [Leggi tutto]

Vivere vicino a strada molto trafficata aumenta il rischio di demenza

Vivere vicino a strada molto trafficata aumenta il rischio di demenza

Una nuova ricerca della Sanità Pubblica dell'Ontario (PHO) e dell'Istituto Scienze Cliniche Valutative (ICES) ha scoperto che le persone che vivono nei pressi di strade ad alto traffico hanno un rischio più alto di sviluppare demenza rispetto a quelli che vivono più lontano.


I ricercatori hanno esaminato le schede cliniche di oltre 6,5 milioni di residenti nell'Ontario da 20 a 85 anni di età, indagando sulla correlazione tra vivere vicino alle principali strade e la demenza, il Parkinson e la sclerosi multipla e altre due neurodegenerazioni.


Sono stati identificati 243,611 casi di demenza, 31,577 casi di Parkinson, e 9.247 casi... [Leggi tutto]

DNA anticamente protettivo è ora fattore di rischio per l'Alzheimer

DNA anticamente protettivo è ora fattore di rischio per l'Alzheimer

 

Probabilmente avete sentito parlare di 'essere nel posto giusto al momento sbagliato', e allora che succede quando sono i geni ad essere quelli giusti, ma nell'ambiente sbagliato? In altre parole, una mutazione genetica (o allele), che in un ambito ambientale dà un rischio di malattia, potrebbe manifestarsi in modo positivo in un ambiente diverso?


Questa è la domanda affrontata da una ricerca pubblicata alcuni giorni fa su The FASEB Journal,il cui primo autore è Ben Trumble, assistente professore dell'Arizona State University. Il team di ricercatori ha esaminato il diverso funzionamento del gene apolipoproteina E (ApoE) in un ambiente infettivo, rispetto... [Leggi tutto]

Gli effetti della musica sull'individuo dipendono dal suo patrimonio genetico

Gli effetti della musica sull'individuo dipendono dal suo patrimonio genetico

I suoni, come la musica e il rumore, sono in grado di incidere in modo attendibile sullo stato d'animo e sulle emozioni degli individui, probabilmente attraverso la regolazione della dopamina cerebrale, un neurotrasmettitore coinvolto con forza nel comportamento emotivo e nella regolazione dell'umore.


Tuttavia, il rapporto tra gli ambienti sonori e lo stato d'animo/emozioni varia molto tra gli individui. Una fonte putativa della variabilità è la genetica.


A questo proposito, un nuovo studio di imaging genetics(genetica per scansioni), diretto dalla Prof.ssa Elvira Brattico della Aarhus University, condotto in due ospedali italiani in collaborazione con l'Università di Helsinki (Finlandia), ha fornito... [Leggi tutto]

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